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Domenico walter Pietronudo

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Atezza 1.77,
Castano chiaro,
Occhi azzurri,
Peso variabile " tendente all'ippopotamo".

DARK STORY

 

Sono le 5 di un freddo pomeriggio invernale,
dieci ragazzi sono chini sulle rispettive scrivanie in quella che è la biblioteca comunale di una piccola country alle porte di Londra.
L’aria è resa irrespirabile dalle esalazioni della vernice grigio scura dei vecchi termosifoni posti nella saletta di lettura che a contatto con il caldo metallo, lentamente emanano un acre odore simile a quella della plastica infiammata.
L’atmosfera è resa ancora più psichedelica  grazie alla luce soffusa  dei 2 neon che avrebbero dovuto illuminare le piccole scritte dei testi universitari dei ragazzi, ma che in realtà hanno la capacità di arrecare un leggero disturbo alla vista  in quanto ad intervalli di tempo più o meno casuali ,la tensione cala e si hanno blackout di pochi millesimi di secondo.
La saletta è molto austera con  pareti grigio  perla, naturalmente in tinta con l’impianto di riscaldamento,  con pochi testi negli scaffali d’alluminio appoggiati ai muri . Fortunatamente i volumi sono pochi, anche perché sono ricoperti da uno spesso strato di polvere che si è accumulato in anni ed anni d’incuria.

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Di tanto in tanto Johnny alza lo sguardo
verso gli enormi finestroni che affacciavano sull’immenso giardino che circonda il vecchio edificio in stile Vittoriano, costruito durante gli anni che in Francia venivano definiti della belle epoque. C’è ancora un po’ di crepuscolo e s’intravedono fra gli enormi e secolari alberi di pino, gli ultimi raggi di un sole ormai pallido, il suolo ricoperto di foglie secche e  ciottoli .
Anche se l’edificio è estremamente grande , agli studenti che frequentano abitualmente questo  luogo viene dato accesso solo a poche stanze, le restanti sono perennemente chiuse e adibite alla conservazione di vecchi manoscritti, anche piuttosto rari, donati  dai danarosi uomini d’affari e professionisti del luogo alla Contea e che  hanno facoltà di  consultare in qualsiasi momento essi vogliano.

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Il sole lentamente scompare all’orizzonte e la stanza vede diminuire i suoi visitatori uno per volta, col passare delle ore,  da dieci gli studenti diventano  quattro  e fra questi c’è anche Helen .
Helen è la figlia della direttrice della biblioteca e da quest’ ultima  ha ereditato i tratti mediterranei del viso, lunghi capelli scuri ricci e un bel corpo armonioso, una ragazza estremamente intelligente ma sempre triste e riservata. Si fanno le sette e l’orario di chiusura lentamente si avvicina, Mr. Bengal uno dei responsabili  preposti a far rispettare le regole e il silenzio, fa notare ai  quattro ragazzi che ancora sono intenti nei loro studi che è quasi ora di andare via .
Mr. Bengal è  un uomo molto legato al suo lavoro , il più delle volte si addormenta oppure gioca col suo cellulare ,inizia a dire  che è orario di chiusura due ore prima che effettivamente si debba lasciare l’istituto,ma essendo prossimo alla pensione , pochi hanno  il coraggio di contestarlo e  nessuno in realtà gli presta molta attenzione.
Il silenzio è rotto  unicamente  dal  suono regolare di un enorme orologio a muro che scandisce i secondi con le sue lancette e dal fruscio delle fronde degli alberi che mosse dal vento battono sulle finestre .
Johnny è stanchissimo e a mala pena riesce a tenere gli occhi aperti, l’unica cosa che lo tiene sveglio è la blusa scollata di Helen ed il procace seno che s’intravede tra i merletti del wonder-brà nero che lei sta indossando.

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Nel silenzio più assordante che si è venuto a creare in quella situazione surreale, Helen sente sussurrare il suo nome… alza la testa, ma vede che Johnny e gli altri due ragazzi sono troppo distanti e si rimette a studiare, passano pochi secondi e la vocina che ripete il suo nome si fa sempre più insistente, come una goccia che solca la roccia, così quel bisbiglio rende Helen disorientata e confusa  tanto che la timida brunetta  scappa dalla stanza come in preda ad una crisi di panico.
Johnny incrocia con lo sguardo Walter e Francis  e tutti si fanno un cenno con lo sguardo  come per chiedersi all’unisono il perché di quel gesto improvviso.

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I tre si conoscono  da tempo immemore, hanno vissuto tante esperienze insieme e la loro amicizia è più solida che mai, s’incontrano in biblioteca ormai da anni e conoscono quel luogo come il palmo della loro mano; Già da bambini approfittando della piccola statura riuscivano ad intrufolarsi tra le sbarre dell’enorme cancello all’entrata e trascorrevano lunghe giornate giocando nel bosco che circondava l’edificio.

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L’unico a domandarsi cosa fosse successo effettivamente alla studentessa è Johnny, sono anni che quel “gigante” dall’animo buono cerca di trovare il coraggio di rivelare il suo folle amore alla brunetta , ma la timidezza lo rende preda dei suoi timori e non riesce mai a cogliere l’occasione giusta.
E’ passato molto tempo dal momento in cui Helen ha abbandonato l’aula, Johnny incuriosito si mette alla sua ricerca .
Controlla le stanze una alla volta  e non riesce a trovarla da nessuna parte, scende persino in giardino e inizia a chiamarla ad alta voce.
Nel frattempo scende il buio e le tenebre calano sul bosco, inoltre si leva dal manto erboso una strana coltre simile alla nebbia ma molto più densa, l’unica fonte di luce è data dal flebile riflesso di una luna piena, che tenta a stento di farsi notare, calata in una miriade di stelle rese ancora più brillanti dal cielo terso.

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Johnny dopo qualche minuto al freddo si
convince che la brunetta può essere rientrata nell’aula  passando dal retro, del resto è l’unica a possedere una copia delle chiavi di tutte le porte anche di quelle vietate al resto del pubblico.
Una volta rientrato nell’aula studio, Johnny si rende conto che le sue supposizioni sono errate e che tutti i libri e la costosissima borsa firmata Prada di Helen è ancora sul tavolo, anche Mr. Bengal non è  più nella stanza  e il gigante quasi irritato chiede con fermezza ai due suoi amici dove si trovi l’uomo, i due sgomentati dall’eccessiva enfasi di Johnny lo rassicurano dicendogli che  l’impiegato ormai stanco ha deciso di andare a casa e ha chiesto loro di andare via all’orario di chiusura ormai prossimo.
Non è una novità che Mr. Bengal si assenti dal lavoro senza giustificazioni oppure vada via prima del previsto.

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Walter e Francis non vedono alcun motivo per preoccuparsi ma conoscendo i veri sentimenti di Johnny nei confronti di Helen, rassicurano il loro amico e malvolentieri  si mettono alla ricerca della ragazza, anche se ormai sono le 8 e 30 passate e nel palazzo sono rimasti soli.
Walter strappa dal muro una cartina antincendio  con la mappatura esatta dell’edificio dividendola in tre aree, naturalmente al gigante tocca quella del seminterrato, che non solo è la più grande, ma anche quella dove l’illuminazione è peggiore e le ragnatele miste a polvere e muffa danno uno spaventoso senso di claustrofobia, a Francis viene dato in consegna l’ultimo piano compresa la soffitta mentre a Walter non rimane altro che dare un’occhiata al il primo e il secondo piano, il trio decide di rincontrarsi in quella stessa stanza dopo circa 20 minuti dall’inizio delle ricerche.

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L’enorme orologio nella sala lettura  mostra che
sono le 9 e in quel preciso istante come concordato rientrano  i ragazzi dalla spedizione, Walter e Francis sembrano essere molto seccati da quella situazione e vorrebbero ritornare alle rispettive abitazioni.
L’ultimo a presentarsi è Johnny, ma contrariamente dai suoi due amici sembra avere l’aria alquanto stravolta, mostra fra le sue mani la collana che Helen ha sempre al collo e il cellulare distrutto in mille pezzi, dice loro di aver rinvenuto quegli oggetti  proprio nel seminterrato, ma della ragazza nemmeno l’ombra.
Quella collanina ritrovata in un luogo così tetro, associata al fatto che ormai sono diverse ore che la brunetta  è scomparsa, prova indiscutibilmente che sta succedendo qualcosa d’insolito in quell’antico palazzo  e che Helen è in pericolo.

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Francis nota che incollato al muro della saletta lettura grazie a del nastro adesivo c’è un foglio, sul quale c’è scritto: vietato fumare; in pochi secondi, riesce con la pagina strappata dal muro a realizzare un delizioso posacenere di carta e orgoglioso della sua creazione artistica, lo porge agli amici che nel frattempo siedono ad una scrivania e fumano una sigaretta.
Col passare dei minuti l’agitazione fra i giovani  sale e l’enigma della ragazza scomparsa si fa sempre più intricato, hanno ispezionato il palazzo in lungo e in largo e a questo punto non resta loro che chiamare la polizia.
Walter è l’unico dotato di campo sul cellulare e mentre è intento a comporre il numero del  commissariato si odono degli strani rumori metallici provenire dai vecchi termosifoni grigi; in tanti anni è la prima volta che quegli apparecchi emettono un suono del genere.
Walter avverte gli agenti di quanto sta accadendo nella biblioteca comunale, ma questi ultimi gli riferiscono che è troppo presto per saltare a conclusioni affrettate e che non possono fare nulla fino al mattino seguente.
Johnny nel frattempo ha notato che il rumore proveniente dai termosifoni è alquanto anomalo e che si ripete con una certa frequenza, tre suoni brevi seguiti da tre lunghi, è senza dubbio qualcosa di più che un semplice guasto ai caloriferi.

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Johnny richiama l’attenzione dei suoi amici e fa notare loro che è alquanto strano che un vecchio termosifone tenti di dare loro l’S.O.S con l’utilizzo dell’alfabeto Morse, dopo qualche secondo d’incredulità, anche Walter e Francis si convincono che è senza dubbio la richiesta d’aiuto di qualcuno in difficoltà e visto che Helen è sparita e non si hanno notizie di lei da un bel po’ di tempo, i ragazzi si affrettano a seguire il tubo del calorifero in ghisa da cui si ode provenire quello strano suono metallico.
Come un filo d’Arinanna, i tre seguono il tubo metallico ricoperto da un viscido strato di muschio che li porta fin giù al seminterrato, proprio dove il gigante è già stato prima e ha trovato unicamente la collana e il cellulare frantumato di Helen.

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La stanza è semibuia ed è completamente spoglia di qualsiasi forma d’arredo, la tenue illuminazione è affidata ad una piccola lampadina che si trova sulla parete delle scale che bisogna percorrere per giungere nel minuscolo ambiente.
Ancora una volta  i ragazzi sono costretti ad appurare che in quel luogo così tenebroso non c’è traccia di Helen, la corsa del tubo non finiva in quella stanza ma andava oltre, passando attraverso il muro grazie alla presenza di un apposito foro. Tastando la parete, i ragazzi si accorgono che non è in muratura e che la sua consistenza sembra essere simile a quella del cartongesso.
Walter tira fuori dalla tasca dei suoi jeans un accendino per fare più luce e in quel preciso istante davanti ai ragazzi si apre uno scenario che ha dell’incredibile.
La parete tenuta oscurata dalla fievole luce della lampadina mostra un’effigie simile a quella di un’enorme luna con al suo interno 10 lune nere più piccole, disposte come numeri sul quadrante di un enorme orologio, al centro del quale si trova un sole d’oro con 10 raggi che indicano le rispettive lune.


 

 

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Johnny poggia l’orecchio sull’esile muro su cui sono stati affrescati quegli enigmatici disegni e come un dottore munito di stetoscopio cerca di captare qualche suono proveniente dalla stanza adiacente, Walter e Francis sembrano quasi  voler  trattenere il respiro pur di non distrarre il loro amico, il silenzio è tale che si riescono persino a sentire le gocce d’acqua che cadono dal soffitto e che si raccolgono  sul pavimento in una piccola pozzanghera venutasi a creare nel bel mezzo della  stanza.
Johnny purtroppo non sente nulla e si stacca lentamente dal muro, quando però è sul punto di accennare qualcosa agli amici, si sente rimbombare nel piccolo ambiente una parola che accelera immediatamente i battiti dei loro cuori, si tratta  di  una richiesta d’aiuto.
La persona che chiede aiuto è senza dubbio una donna e ha sicuramente qualche difficoltà nel parlare, sembra essere come imbavagliata.
Francis si proietta immediatamente verso la parete e inizia a sferrare dei colpi con l’intendo di sfondarla ma da solo non riesce a fare un granché, si rivolge agli amici e chiede loro di dargli una mano e subito tutti insieme si mettono a lavoro. Fortunatamente la parete divisoria è esilissima e bastano poche spallate del gigante per creare un piccolo passaggio attraverso il  quale i tre possono passare.


 

 

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Dalla breccia che i ragazzi hanno creato nel muro, si sente provenire un forte getto d’aria calda che inonda e riscalda  i loro  corpi e per un attimo i tre provano una gradevole sensazione, simile a quella che si proverebbe nell’entrare in un ambiente caldo come quello di una sauna.
Una volta entrati nella sala adiacente attraverso il foro, i ragazzi hanno davanti ai loro occhi una scena alquanto surreale.
La stanza è discretamente grande e le pareti sono foderate con della stoffa color rosso amaranto, sulle pareti laterali e sul soffitto disegnate tante stelle color oro, disposte in modo tale da rappresentare tutti e dodici i segni zodiacali. C’è un  enorme braciere posto nel centro della stanza, con il sostegno in ferro battuto e la coppa in alabastro bianco sul quale è scolpitala una scena  di caccia al cinghiale , la cui protagonista è una giovane donna che tiene fra le mani come trofeo la testa dell’animale catturato ; facile intuire il riferimento mitologico al principe Meleagro e alla sua giovane amata Atalanta esclama a voce alta Walter.
Sul fondo della stanza un altare sacrificale e subito dietro incatenata al muro Helen svenuta ed imbavagliata.

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Helen è immobilizzata contro la  parete da due lunghe e pesanti catene, i suoi polsi sono stretti da spesse  manette, la moretta è accovacciata al suolo ed è priva di sensi.  Vestita unicamente di una lunga tunica bianca  che le lascia scoperte le spalle e da un nastro che le cinge la vita, la ragazza acqua e sapone che tutti sono abituati a vedere sempre in jeans e maglietta è estremamente affascinante , Johnny  rimane immobile per alcuni istanti  ad ammirare incantato la sua bellezza. I lunghi e riccissimi capelli neri sono raccolti e tirati su da una spilla in oro bianco e al collo ha un pendente a forma di luna crescente anch’esso dello stesso nobile metallo,  inoltre le braccia sono ornate con enormi bracciali a spirale. I ragazzi sfilano la benda che non le permette di parlare e cercano con molta delicatezza di farla rinvenire. Una volta che la ragazza apre gli occhi cerca di sciogliersi dalle catene  ma non vi riesce , anche i tre amici  notano che senza la chiave che apre il  lucchetto delle manette è praticamente impossibile liberarla. Mentre il gigante le rimane vicino e cerca di rassicurarla, Walter  e Francis perlustrano  in lungo e in largo la stanza con la speranza di trovare la chiave.

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Nell’ambiente si espande uno sgradevole odore, dal braciere fuoriesce un fumo denso che avvolge i ragazzi di una coltre grigiastra, le percezioni sensoriali iniziano a modificarsi e i ragazzi faticano a distinguere cos'è reale da cos'è immaginario. Senza accorgersene i quattro stanno respirando fumo d’oppio e la loro mente è annebbiata e offuscata, hanno visioni caleidoscopiche e sembra come se riuscissero a sentire i colori e a vedere i suoni, quando la sensazione di dissociazione della mente dal corpo si fa più forte, si ritrovano in uno stato di panico. Non riescono a tenersi in piedi e i gesti sono mal coordinati, bisogna sbrigarsi grida Helen perché i suoi carcerieri saranno lì fra pochi minuti e ne saranno molti.  Walter disarmonico nei movimenti a causa della droga che ancora circola nel suo corpo, inciampa mettendo un piede in fallo e fa cadere il libro posto sull’altare in marmo bianco che era davanti alla ragazza, il libro si apre e al suo interno ci sono le chiavi delle manette che tengono immobilizzata Helen. Johnny a carponi si avvicina alla chiave e tasta il pavimento come se quest’ultimo da un momento all’altro dovesse crollare sotto i suoi piedi, afferra la chiave e tenta seppur a fatica di aprire il lucchetto, nel frattempo l’attenzione di Francis è catturata dagli intarsi presenti sul dorso della copertina  in cuoio , che rappresentano la stessa forma di luna crescente presente sul pendente che ha al collo la ragazza , prende il tomo e lo infila sotto la maglia .

 

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Passano pochi istanti dal momento in cui Johnny libera Helen. Un suono acuto, simile a quello prodotto dalla sirena di un allarme, li immobilizza e li fa stramazzare al suolo. I quattro iniziano a urlare più forte di quel rumore assordante con la speranza di poter comunicare,ma il tutto risulta vano. Helen in lacrime tenta con le mani di tapparsi le orecchie e si contrae a terra dimenandosi come in una danza baccanale, Walter e Francis gesticolando decidono che bisogna abbandonare la stanza e che occorre riattraversare la stessa breccia  che li ha condotti fin lì. Il gigante, intontito, si poggia alla parete foderata di stoffa e capisce che dietro le sue spalle non c’è un muro bensì un passaggio nascosto, delle dimensioni di una porta un po’ più piccola del consueto. Ma è proprio da quella direzione che si vedono avvicinare delle luci tremolanti simili a quelle prodotte da delle fiaccole. Fiondati fuori da quell’enigmatica sala, i quattro iniziano una corsa senza sosta per cercare di uscire da quel luogo che sembra diventare sempre più una pericolosissima trappola letale. Le porte e le finestre dell’intero edificio sono sbarrate e non resta altro che salire di piano in piano e cercare qualche stanza ancora aperta per potersi barricare al proprio interno. Francis tira fuori dalla tasca dei suoi jeans un pezzo della cartina della biblioteca consegnatagli da Walter un paio di ore prima. Segnato in verde c’è il percorso che bisogna seguire per arrivare alla scala antincendio che porta sul giardino e che  potrebbe essere un’ottima via di fuga.

 

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Si salgono due gradini per volta, i passi sono veloci e si cerca di fare  meno rumore possibile, il percorso sembra interminabile, si evita di parlare o lo si fa sottovoce, non si sa cosa o chi possa comparire davanti e non si sa chi li rincorra. Francis fa strada e il suo passo è più sicuro di quello dei suoi compagni essendo stato in quei luoghi poche ore prima, Helen e Walter si appoggiano alla ruvida parete come per non perdere l’equilibro ancora storditi dai fumi allucinogeni esalati nella stanza segreta, Johnny rimane in coda, cosa rassicurante per i suoi amici che si sento come protetti e al sicuro dalla sua enorme stazza. Arrivano al terzo piano, molti neon sono rotti e la luce è scarsa, entrano in una stanza aperta, la chiudono a chiave , come se non bastasse con delle scrivanie e delle sedie riescono a creare come una sorta di barriera. Ora che sono al sicuro, Francis prende il libro trovato sull’altare , inizia con attenzione a sfogliarlo per cercare di dare una soluzione a quell’intricato enigma e  dare un senso a quell’assurda serata.

 

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“Ho attraversato il mondo: Egitto, Grecia, India, Cina, Siria. Sessant’anni di ricerche estenuanti inseguendo un sogno. Ero sicuro che la leggenda di Mida non fosse pura invenzione e mi misi alla ricerca dell’Impero e dei segreti che hanno portato alla gloria il suo Re. Soltanto in Messico, nella città di Calakmul al confine con il Guatemala, nell'antica piramide dove un tempo venne alla luce la civiltà Maya, ho finalmente trovato la risposta che cercavo. Da 2000 anni questa civiltà era a conoscenza dell’alchimia e sapeva trasformare il povero piombo nel nobile metallo. La città d’oro non è leggenda, esisteva già all’epoca in cui l’impero romano era sopraffatto dalle orde barbariche. L’unico problema era la durata limitata della formula segreta: dopo due decadi sciaguratamente l’oro riacquista le sue sembianze originarie trasformandosi nuovamente in piombo. Ho dato la vita per questa formula e la vita di chi vuole adoperarla pretendo come tributo. Ogni venti anni, alla decima luna piena, una nuova pagina del libro rivelerà parte del mio segreto a condizione che essa sia immersa nel sangue di una giovane donna ”. Queste le parole incise su di una sottilissima lastra di piombo , incastonata sul piatto superiore del libro in cuoio, che Francis lentamente leggeva a voce alta perché i suoi amici sentissero. In calce alla lastra la firma di Lord Rose’s, Anno Domini 1880.

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La luna ormai alta in firmamento illuminava col suo chiarore il boschetto che circondava il nobile palazzo ottocentesco, le chiome degli alberi di pino si coloravano d’argento e la leggera brezza che li faceva ondeggiare dava la sensazione a chi guardasse dall’alto di trovarsi su di un promontorio a picco sul mare. Dalle ampie vetrate della stanza al terzo piano dove si erano rifugiati i quattro amici, s’intravedevano delle lucine muoversi in ordine sparso come lampare di pescatori intenti alla pesca notturna. Erano gli aguzzini di Helen che battevano la selva come in una caccia alla volpe per stanare i fuggitivi. Mentre Francis leggeva il contenuto del libro misterioso e Johnny tentava di rassicurare Helen fortemente provata, Walter teneva sott’occhio le torce accese che si muovevano sotto di loro e aspettava il momento giusto per scendere dalla scala antincendio con i suoi amici. Johnny accarezzava i polsi della giovane ragazza, lividi e gonfi per le catene troppo strette cui era imprigionata, poggiata la testa sul petto del ragazzo, si asciugava le lacrime con la sua camicia di un rasserenante color lilla, consapevole del fatto che senza l’aiuto dei suoi amici sarebbe già divenuta una delle giovani vittime descritte dal libro. Un cigolio fa rivolgere l’attenzione dei ragazzi alla porta, la maniglia lentamente si abbassa e per un attimo i cuori dei ragazzi smettono di battere all’unisono. La porta non si apre perché chiusa a chiave, ma la maniglia si riabbassa e si rialza con un ritmo sempre più incalzante. Walter tenta di aprire la porta della scala antincendio, ma solo allora si accorge che è chiusa dall’esterno con un chiavistello. Un primo colpo assestato con violenza alla porta fa sobbalzare le scrivanie che i ragazzi avevano posto per bloccarla, Walter afferra una sedia e con slancio la scaraventa sulla porta antincendio e sfonda il vetro inferiore. Contemporaneamente un colpo di scure crea un foro nella porta interna della stanza .

 

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Helen abbraccia con forza Johnny, ogni colpo di scure dato alla porta stringe i due in una morsa sempre più stretta, Francis avvolge uno straccio malconcio trovato sul pavimento attorno alla mano, come per plasmare un guantone da pugilato, si accosta alla porta-vetrata parzialmente sfondata in precedenza e con dei pugni ben assestati, fa pulizia dei pezzi di vetro acuminati che circondano la cornice della loro unica via di salvezza. La porta interna sta cedendo Walter ordina a Johnny di portare in salvo la ragazza mentre lui e Francis avrebbero tenuto a bada quei maledetti uomini incappucciati, permettendo loro di scendere le scale antincendio. Helen carponi esce velocemente dall’apertura e Johnny la tallona voltandosi ogni istante verso gli amici di sempre, dicendo loro di seguirli all’esterno e non perdere tempo prezioso aspettando l’irruzione di quelle persone. Francis strappa dagli armadietti-spogliatoio di legno posti su un lato della stanza, le aste di ferro usate per appendere le grucce, ne da una al suo compagno ed entrambe rimangono in attesa, in una posizione simile ad un battitore di una squadra di baseball che aspetta il lancio della pallina dell’avversario.  La porta è sfondata, vi entrano tre uomini incappucciati, due dei quali si scaraventano sui ragazzi, l’altro insegue i fuggitivi scendendo di gran lena la scala antincendio. La colluttazione fra i quattro si fa sempre più feroce, Walter e Francis hanno la meglio ,  mettono ko gli aggressori e li smascherano , uno di loro è Mr. Bengal, frugano nelle sue tasche e trovano la chiave passpartout, Walter sostiene che bisogna chiedere aiuto alla polizia e chiede a Francis di uscire usando la chiave sottratta al bibliotecario mentre lui si mette alla ricerca dei due amici di cui hanno perso le tracce.

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Una volta in giardino Johnny guida la ragazza tenendole la mano. La stretta è forte, l’enorme mano di lui avvolge quella di Helen completamente. Devono attraversare il bosco e scavalcare l’imponente muro di cinta, là dove qualche anno prima, parte della parete è ceduta facilitando ora la loro fuga. Poco più di un kilometro li separa dalla recinzione e favoriti dall'oscurità devono raggiungerla cercando di non essere scoperti. L'impresa è ardua considerando che poco prima, dall'alto del palazzo hanno contato numerose torce accese, sparse qua e là nel parco.  Occorre procedere con calma ed in silenzio, prestando molta attenzione anche al più insignificante rumore. Procedendo lungo il sentiero Johnny si ferma di colpo; la sua attenzione è d'improvviso attirata da qualcosa in terra che lo insospettisce. Inaspettatamente ha intravisto i resti di una sigaretta ancora accesa, la cosa lo inquieta ed il suo volto diventa ancora più cupo quando si rende conto che è stata gettata da qualcuno che è ancora nei paragi , essendo la sigaretta quasi intera. Johnny affretta il passo tanto che Helen fatica a stargli dietro. Dopo poco, abituati al buio, vedono una sagoma venire verso di loro minacciosamente. L'uomo, che brandisce un pugnale, riesce a colpire Johnny ad una gamba, ma il gigante sembra non accusare il colpo. Johnny, nonostante il dolore, disarma l'uomo e con furia lo ferisce a morte. I ragazzi corrono quindi verso la salvezza, ma Johnny sanguinante cade al suolo stremato. Helen cerca un luogo sicuro dove permettere a Johnny di riposare e lo trascina a fatica dietro un grosso cespuglio, Johnny cerca  quindi di riacquistare le forze per l’ultimo sforzo. La recinzione si intravede tra la vegetazione e la salvezza è a pochi metri ...

 

 

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Un sottile strato di brina rende il manto erboso freddo e umido, il chiarore della luna lo fa scintillare e assumere diverse tonalità di verde, la ragazza straccia un brandello della sua bianca tunica e ne ritaglia una lunga benda, con la quale avvolge la gamba del ragazzo e cerca di tamponare la ferita per arrestarne l'emorragia. Helen si siede con la schiena rivolta contro il ruvido tronco di una grossa quercia, mentre la testa di Johnny si poggia sul suo grembo come su di un morbido cuscino, il ragazzo stremato e sanguinante non riesce a tenere gli occhi aperti e anche in una situazione critica come quella, il suo viso ha un’espressione quasi serena. Helen accarezza i capelli di Johnny e con la punta delle dita disegna i contorni del suo viso, si sente pervadere da una strana sensazione, quel ragazzo dall'aspetto timido e impacciato lo sente per la prima volta veramente suo e si rende conto della sua importanza. In tanti anni le è sempre stato accanto come amico, senza mai svelarle i suoi veri sentimenti, nascondendoli dietro un profondo legame di amicizia che segretamente li univa. Johnny era l’amico che l'aspettava la mattina per accompagnarla fino a scuola, colui che ascoltava le sue parole di amarezza in silenzio, da bambino era sempre pronto a prendere le sue difese ed era stato lo stesso amico che iniziando le ricerche per tutto l’enorme palazzo, l'aveva ritrovata segregata nella stanza misteriosa. In cuor suo avrebbe voluto gridarle ogni secondo il suo amore, ma lei era troppo distratta per rendersi conto della luce che brillava negli occhi di quel ragazzo, ogni volta che erano vicini. Il viso della ragazza lentamente si avvicina a quello di Johnny e le loro labbra si sfiorano per lunghi istanti, il ragazzo apre gli occhi e i due rimangono immobili, non parlano, ma i loro sguardi comunicano l'immensa gioia che li sta pervadendo in quel momento. La mano del ragazzo scivola lungo il collo di Helen arrestandosi dietro la nuca, le dita di lui come i denti di un pettine si fermano impigliati in quell’enorme groviglio di ricci neri, con delicatezza le avvicina il capo e stavolta il bacio dirompe in una passione travolgente. Improvvisamente si sentono delle voci provenire da una decina di metri di distanza, evidentemente hanno scoperto il corpo senza vita dell'uomo che Johnny ha ucciso, è passato poco tempo da quando hanno trovato rifugio dietro la siepe per raccogliere le energie e ora è tempo di stringere i denti e fare l'ultimo sforzo, per fuggire da quel terribile inferno.

 

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Il sentiero è stretto; il manto di piccoli aghi di pino che lo ricopre lo rende scivoloso ed allo stesso tempo soffice; il passo si affretta e la falcata diventa pesante tanto da lasciare alle loro spalle tracce visibili. Johnny è davanti e tiene la mano della ragazza come per farle strada tra i cespugli incolti che  hanno invaso la stradina rendendo faticoso il passaggio. I rami graffiano Helen proprio lì dove la tunica che l’avvolge lascia nudo il suo corpo; la temperatura è bassa e nuvole di vapore vengono fuori dal loro affannato respiro. Il sentiero, quasi terminato, sembra sbarrato da una siepe che non lascia intravedere oltre, ma il gigante, sicuro di conoscere quei viottoli come le sue tasche, non esita davanti al muro di foglie e lo attraversa di corsa. Davanti ai loro occhi, un enorme piazzale alla cui estremità c’è il muro che recinta il giardino, come previsto ; il punto in cui è più facile oltrepassarlo. Johnny chiede di fare un ultimo sforzo alla ragazza e finalmente corrono insieme verso la salvezza. Arrivano al centro del piazzale, ma, improvvisamente, sentono un colpo di arma da fuoco alle loro spalle e sono costretti a fermarsi. Nel silenzio di quei luoghi, il rombo prodotto dall’arma riecheggia e gli stormi di uccelli posati sui rami scappano via in ordine sparso, a loro volta spaventati. Nonostante il buio si scorgono migliaia di piccole sagome nere che, tagliando il cielo, oscurano i riflessi dei cirri bianchi illuminati dalla lucente luna. Helen continua a rivolgere lo sguardo alla loro via di fuga mentre il gigante fissa l’uomo che gli tiene puntata contro la bocca della pistola ancora fumante; un uomo incappucciato gli ordina di consegnare la ragazza senza opporre resistenza. Lo sguardo di Helen, prima impaurito, lentamente pare rassegnarsi; fissa negli occhi il gigante e si asciuga una lacrima che lentamente le solca il viso divenuto rosa dal freddo intenso. Allora gli si avvicina e, alzandosi sulle punte dei piedi, lo bacia dolcemente sulle labbra e gli sussurra frettolosamente qualcosa all’orecchio. Lentamente, poi, si allontana cercando di non abbandonare lo sguardo di lui. Il ragazzo, prima che Helen fosse troppo lontana la tira a se, stringendola forte in un vorticoso abbraccio. L’uomo incappucciato, spazientito,  alza la voce e, puntando la pistola ancora verso il ragazzo, gli si rivolge chiamandolo Jo. il gigante rimane di sasso con gli occhi spalancati e, con voce tremula e incredula, azzarda a chiedergli se fosse suo padre. A quel punto L‘uomo, abbassato il cappuccio, si svela.

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Un silenzio surreale avvolge il giardino, i tre personaggi rimangono immobili per alcuni istanti. L’unica cosa che interrompe la staticità del momento è l’ondeggiare delle fronde dei pini che dolcemente vengono dondolate dalla brezza notturna. L’uomo con la pistola scopre il volto e svela la sua identità, MR Albert il sindaco del paese nonché il padre di Johnny è uno degli aguzzini della ragazza. Johnny è incredulo, il suo volto che per una frazione di secondo assume come un’espressione di gioia nel rivedere il padre. S’incupisce nel constatare che l’arma da fuoco gli è ancora rivolta contro: MR Albert stringe il polso di Helen con forza e la strattona con veemenza, come un cane al guinzaglio la ragazza cerca invano di liberarsi. Johnny e il padre si fissano a lungo, il genitore con autorità dice al ragazzo che ha solo due strade davanti a sé: una lo porterebbe al suo fianco, complice, l’altra contro di lui, per sempre. Johnny senza alcuna esitazione ordina al padre di riconsegnare la ragazza. Si sente una sirena avvicinarsi e dei lampeggianti illuminano ad intermittenza il piccolo boschetto, si ferma una macchina della polizia proprio davanti al muro diroccato e dalla volante viene fuori Francis, seguito dal capitano delle forze armate.

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Johnny spera che il padre si rassegni agli eventi e gli consiglia senza fare troppa resistenza di lasciare andare la ragazza, MR Albert sorride e con voce ironica e sarcastica dice al figlio che, per qualche lingotto d’oro ricavato dalla formula di Lord Rose’s,  è stato proprio l’amico d’infanzia a rivelare il loro piano di fuga. Francis si avvicina armato al gigante e, come per giustificarsi del tradimento per cupidigia ed avidità, sostiene di non aver avuto altra scelta… Prima che lui finisca la frase il capitano estrae la sua beretta d’ordinanza e fa fuoco colpendolo alle spalle, uccidendolo. MR Albert con voce ancora più autoritaria, urla contro il ragazzo e gli ribadisce di fare la sua scelta, di schierarsi con lui o contro di lui, e che deve sbrigarsi a decidere perché rimangono poche ore per compiere il rito, per non aspettare altri venti anni perché si verifichino le stesse circostanze.Da un cespuglio un’ombra sbuca all’improvviso: è Walter che con una pietra colpisce alla testa MR Albert e lo tramortisce, Johnny riesce a impugnare la pistola che è in mano di Francis, e inizia una sparatoria col poliziotto, riesce a colpirlo in pieno, ma lui viene ferito al petto e cade a terra.

**************fine ***********

Walter ed Helen lo soccorrono ,cercano di non fargli perdere i sensi gridando il suo nome più volte. Johnny è a terra, i suoi occhi si fanno sempre più pesanti e le voci gli paiono sempre più distanti, Helen  lo  bacia e Johnny apre gli occhi di colpo. Si ritrova nella sala lettura della biblioteca con la ragazza che dolcemente cerca di svegliarlo perché è ormai ora di andare via dato l’orario di chiusura  imminente. Johnny stordito le sorride e le chiede un passaggio in macchina mentre, contento che si sia trattato solo di un brutto sogno , inizia a raccontare la sua fantastica avventura.

 

il mago walter

 
 

Walter

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